Racconto di Martina Mangili

 

Raccolgo le forze e a passi pesanti mi sposto nella macchia di sole che entra dalla porta finestra. Il sole è buono, mi scalda le ossa.

La mente mi dice di andare ma il corpo la segue in ritardo, pennellata di tempo in cui dimentico ciò che avevo pensato di fare. E così, una volta partita, non so più per dove, vado avanti per inerzia e mi fermo sorpresa dal tepore di questa tiepida zona di sole.

Sono vecchia.

La mia vita è stata lunga, direi, ma non è un filo di ricordi precisi, più un gomitolo aggrovigliato di sensazioni: odori potenti, fugaci visioni, suoni che riecheggiano nelle orecchie e tocchi, urti, qualche dolore e tante carezze.
La mia lunga vita è anche larga, ora. Un tempo era stretta. Il mio corpo tonico nel tempo si è trasformato: le gravidanze, le fatiche, le corse e le stasi e il cibo che mangio sempre di gusto. Oh! quello è una gioia. Anche senza punto, ho una vita piena.

Il sole sorge e tramonta, la luna e le stelle compaiono la sera e se ne vanno la mattina, quanto canta il gallo e pian piano riprendono tutti i rumori e gli spostamenti. Nella mia casa assaporo una tranquillità fatta di consuetudini, di ripetizioni a me care e improvvisi ricordi che mi si accendono in testa come splendidi fuochi d’artificio e si spengono volteggiando lievi verso terra.

Ultimamente ci vedo meno, le immagini davanti a me sono confuse e strizzo gli occhi per mettere a fuoco. Ma non ho bisogno di vedere bene per sentirLa.
Stamattina è uscita, dopo avermi baciata delicatamente sulla fronte, e ora seguo il suo profumo gentile sul divano e respiro nella sua camicetta, caduta dalla sedia.
Quando ci siamo incontrate, gli occhi hanno parlato per noi e le sue dita sottili hanno scritto sulla mia pelle la nostra promessa.

Io non sono brava con le parole, lei invece le fa danzare come farfalle sull’erba.
Dalla mia bocca non escono che semplici suoni ma senza che abbia mai detto questa parola, so il suo nome: Amore.

Adesso Amore sta per tornare e porto queste stanche membra in salotto per accoglierLa. Sta salendo le scale con passo leggero; adesso inciampa su quel gradino un po’ più alto; è sul pianerottolo, tre passi, fruga nella borsa e estrae le chiavi che aprono il mio cuore.

Trabocco in voce appena la vedo: «Ti ho aspettata! Amore! Amore mio!»

Lei abbassa lo sguardo su di me e mi dice dolcemente: «Ciao, Daisy, brava! Vieni che adesso ti porto giù a fare il giretto. Andiamo.» Prende il guinzaglio, mi carezza la testa e ci avviamo lentamente. Fianco a fianco.

 

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